FELLINI A FREGENE
Diceva Fellini: "Fregene è per me
come la Genesi.
E' a Fregene che sono nato come regista, con
"Lo sceicco bianco", il mio primo film. Oltre "Lo sceicco
bianco", vi ho ambientato il finale di "La Dolce Vita", gran
parte di "Giulietta degli Spiriti", alcune scene di "La
città delle donne".
Ma anche altri miei film li ho
concepiti e in parte scritti a Fregene, dove io e Giulietta
abbiamo vissuto per molti anni, o hanno come sfondo il mare,
che è il mare di Fregene, oltre e più che il
mare di Rimini".
Il mare di Fregene, Fellini lo aveva visto per la prima volta
sul finire degli anni Trenta, qualche tempo dopo che si era
trasferito a Roma, e ne era rimasto incantato: "Restai a
lungo - raccontava in seguito - col fiato sospeso. Era d'un
azzurro puro, che all'improvviso trascolorava diventando
verde, blu notte, rosso fuoco o rosso vino, come il mare
cantato da Omero o dipinto da Giorgio De Chirico. Una
spiaggia lunghissima, deserta, polinesiana, lungo la quale si
rincorrevano le dune, fra solitari capanni di paglia. Al di
qua del mare, una pianura sterminata, a perdita d'occhio
vibrante del frastuono delle cicale, che sembrava il
fotogramma d'uno dei film di Kurosawa, una landa del suo
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Al di
qua del mare, una pianura sterminata, a perdita d'occhio
vibrante del frastuono delle cicale, che sembrava il
fotogramma d'uno dei film di Kurosawa
„
Giappone medioevale".
Fu a Fregene, nell' estate del '58, che Fellini
incontrò Marcello Mastroianni per proporgli il ruolo
del reporter mondano in "La Dolce Vita", il film che avrebbe
dato al regista, peraltro già vincitore di due Oscar,
fama mondiale, e che avrebbe fatto dell'attore un divo di
prima grandezza. Raccontava Mastroianni: "L'incontro avvenne
a Villa dei Pini. C'era anche Ennio Flaiano. Fellini mi
parlò, in termini molto vaghi del film e del ruolo che
intendeva affidarmi. Io gli chiesi: "Posso vedere il copione?
-"Ennio fagli vedere il copione", disse a Flaiano. Flaiano mi
porse una cartella: dentro c'era soltanto un disegno
pornografico, che raffigurava un uomo dal sesso spropositato
e creature marine che gli nuotavano intorno, come in un
balletto stile Esther Williams".
Fu a Fregene, nella pineta monumentale, che Fellini
girò una delle scene più sensazionali di "Lo
sceicco bianco": la scena in cui Alberto Sordi, tutto
ammantato di bianco, si dondolava vertiginosamente su
un'altalena di oltre trenta metri, issata fra due di quei
pini secolari. Quella scena sarebbe diventata una delle
più celebri della storia del cinema.
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Una mattina, mentre passeggiavo fra i pini, una bella vocina
tonante ruppe il silenzio profondo che vi regnava:
"Federico! Federico!"
Era Orson Welles.
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Fu ancora nella pineta di Fregene che Fellini fece, negli
anni Sessanta, un incontro memorabile: "Ogni mattina -
raccontava - andavo dalla pineta al mare e dal mare alla
pineta. Delle passeggiate lunghissime, che mi ricordavano
quelle che facevo a Rimini quand'ero adolescente, con il mare
burrascoso, il cielo plumbeo e quel clima di festa finita che
sono diventati uno dei temi ricorrenti dei miei film. Una
mattina, mentre passeggiavo fra i pini, una bella vocina
tonante ruppe il silenzio profondo che vi regnava:
"Federico!Federico!"
Era Orson Welles. Ci abbracciammo, tutti e due emozionati. Ci
promettemmo di incontrarci tutte le mattine per passeggiare
insieme, ma quella fu la prima e l'ultima volta che ci
incontrammo a Fregene, in quella pineta stupenda".
Costanzo Costantini - giornalista e
scrittore